7 settembre
GOCCE NELL’OCEANO.
Il Ministro Gelmini continua nella sua incessante opera di disinformazione e i media le strizzano l’occhio, complici.
Sabato 5 settembre, in tutta Italia, si è svolto il “NO Gelmini day”, con iniziative spontanee e sit-in davanti alle Prefetture, coordinate dai CPS (Coordinamento Precari Scuola) che stanno sorgendo un po’ ovunque. Io ad esempio, rispondo a quello per la mia provincia.
In più, è arrivato il “decreto salva precari”, una subdola manovra per dividere la categoria.
Spiego brevemente e in maniera semplificata di cosa si tratta e quali sono le conseguenze, proprio allo scopo di fare informazione, quella vera però.
Vi dimostro che non è poi così complicato capirlo e potete spiegarlo a vostra volta; anzi, vi chiedo di farlo e di spargere quanto più possibile la voce.
Questo decreto prevede, oltre al sussidio di disoccupazione che spetta SOLO a chi lo scorso anno ha lavorato con lunghe supplenze da settembre a giugno(cioè un ristretto numero di persone), anche la precedenza di queste persone ad essere chiamate per le “supplenze brevi”.
COSA SONO LE SUPPLENZE BREVI? Le supplenze brevi si verificano durante tutto l’arco dell’anno scolastico all’improvviso, nel momento in cui un/una docente si ammala, va in maternità, ha qualche impedimento ecc., ecc.
Allo stato attuale delle cose, CIOE’ DEI TAGLI, le supplenze brevi, perlomeno all’inizio della professione, sono l’unico modo che ha un insegnante di lavorare un pochino.
Il decreto salva precari, perciò, finisce per favorire soltanto coloro che hanno già lavorato per le lunghe supplenze, dimenticandosi sia di quelli che non hanno avuto questa possibilità, sia dei nuovi docenti (me compresa) che dovrebbero iniziare da quest’anno. Paradossalmente, chi è “nuovo” come me, non sa se sentirsi precario o disoccupato. Siamo una consistente fascia di persone ignorata dal Governo che seguita a parlare di “caccia alle streghe”.
Lo scopo, secondo me, è quello di creare “precari di serie A e precari di serie B”, una guerra fra poveri in piena regola; posso dirvi che per la mia esperienza, in diversi casi, purtroppo funziona.
Ne abbiamo avuto prova sabato 5.
In circa 200 persone stiamo facendo un corso (l’ennesimo!) che ci permetterà di diventare anche insegnanti di sostegno. Avendo l’obbligo di frequenza, non potevamo essere presenti nei sit-in, così con qualcuno, abbiamo pensato di sostenere a distanza l’iniziativa con striscioni e facendoci intervistare da due quotidiani in cronaca locale.
Quando abbiamo parlato della cosa, in alcuni casi ci siamo sentiti rispondere da qualche collega:
” Ma io lavoro!”, come a dire che l’iniziativa non li riguardava affatto.
Mi chiedo quanto sia sottile il confine tra ottusità, ottimismo, speranza e illusione. Queste persone stanno lavorando quest’anno, ma non hanno alcuna garanzia per quello successivo. Come fanno a non rendersene conto?
Così, mi sono sentita una goccia troppo piccola in un oceano immenso….ma poi ho pensato, come sempre si fa in questi casi, che l’oceano è pur sempre fatto d’acqua e che siamo TUTTI sulla stessa barca che sta affondando; solo che spesso, purtroppo, ce ne dimentichiamo.
Edited by lucri'80 - 7/9/2009, 14:29"S'i' fosse foco ardere' il mondo"
(Cecco Angiolieri)
"Il cavallo con più rabbia
galoppava fuori porta
e lasciava il suo ricordo nella nebbia"
(R. Gaetano "Anche questo è Sud")
"Nemmeno a me importa chi sono
Italiano, ottawa, francese, inglese
uno da solo può anche vantarsi di essere clandestino
Ma devo sapere cosa siamo
Alleati?Cittadini?
Stranieri?Dipendenti?
Bestie?Precari?Tribù?
Devo sapere cosa siamo
perché non sia precaria,
straniera,
la dignità". -Wu Ming 2-("Pontiac, Storia di una rivolta")
Omnia Sunt Communia
(Thomas Muntzer)